Mosè e l’Attraversamento del Mar Rosso
3 min di lettura Di Redazione Bibbia Online
Dopo dieci piaghe devastanti che convinsero il faraone a liberare gli israeliti, Mosè guidò il popolo fuori da Goshen verso il deserto, portando solo provviste e tende. Appena partirono, il faraone indurì nuovamente il cuore, inviando la sua élite di carri e cavalieri all’inseguimento degli ebrei in fuga. Intrappolati tra l’esercito egiziano e il Mar Rosso, gli israeliti si trovarono in una situazione disperata.
Il panico si diffuse nell’accampamento. Le madri stringevano i figli e i padri impugnavano i bastoni, temendo il destino crudele del deserto. Gridarono a Mosè: “Ci hai trascinati a morire nel deserto perché in Egitto mancavano le tombe?… Era meglio restare schiavi degli Egiziani che lasciarci la pelle qui!” (Esodo 14:11-12). Ma Mosè, con fede incrollabile, rispose: “Niente paura! Tenete duro e oggi stesso vedrete il Signore salvarvi: questi Egiziani che ora vi fanno tremare non li incontrerete mai più. Il Signore lotterà al posto vostro; a voi basta restare calmi e fidarvi di lui” (Esodo 14:13-14).
Allora il Signore disse a Mosè: “Che senso ha gridare verso di me? Di’ al popolo di andare avanti. Tu prendi il bastone, allunga la mano verso il mare e spaccalo in due: gli Israeliti passeranno in mezzo alle acque senza bagnarsi i piedi” (Esodo 14:15-16). Obbediente, Mosè alzò il bastone e un forte vento orientale soffiò tutta la notte, separando le acque e formando muri da entrambi i lati. Il fondo del mare divenne un sentiero asciutto, abbastanza largo per tutto il popolo.
Con i cuori che battevano forte e gli occhi pieni di stupore, gli israeliti avanzarono. Il terreno era solido sotto i sandali e anche il bestiame passò senza esitazione. I muri d’acqua brillavano come vetro, riflettendo fiaccole e sole in colori scintillanti. Ogni passo era prova della presenza e protezione di Dio, mentre le madri consolavano i piccoli e gli anziani lodavano il Signore sottovoce.
Quando l’ultimo israelita ebbe attraversato, il Signore disse a Mosè: “Allunga di nuovo la mano sul mare: le acque si richiuderanno sugli Egiziani, travolgendo carri e cavalieri” (Esodo 14:26). Mosè obbedì ancora. Il vento cessò e le acque ritornarono, sommergendo carri, cavalieri e tutto l’esercito del faraone in una retribuzione divina. Nessun egiziano si salvò; il potente esercito fu inghiottito dal mare.
Appianate le acque, regnò il silenzio sulla riva, rotto solo dal grido degli egiziani e dal giubilo degli israeliti. Mosè e tutto il popolo adorarono con lodi celebrando la vittoria del Signore. Poi Miriam, profetessa e sorella di Mosè, prese il tamburello e guidò le donne in canti: “Lodate il Signore con il canto: la sua vittoria è splendida! Cavalli e cavalieri li ha travolti nel mare” (Esodo 15:21).
Questo miracolo divenne il segno della nuova nazione d’Israele. Non più schiavi in Egitto, attraversarono la morte illesi, segnati dall’amore fedele di Dio. L’attraversamento del Mar Rosso è prova eterna che quando Dio apre una via, nessun ostacolo—mare, monte o esercito—può opporsi alla Sua volontà.
Proseguendo verso il Sinai, il ricordo del mare diviso rimaneva vivo: testimonianza che la fede nell’Onnipotente trasforma la paura in vittoria e la schiavitù in libertà. Ogni racconto ricordava al popolo che il loro Dio governa le acque e guida il destino, e che nelle Sue mani c’è sempre un passaggio aperto.